Aritmie del Cuore: le extrasistoli

Extrasistoli: tipologie, cause, sintomi e trattamento

Le extrasistoli sono aritmie del cuore abbastanza diffuse che, in assenza di una diagnosi di patologia cardiaca, non devono destare eccessiva preoccupazione: ecco tipologie, cause, sintomi e trattamento.

Con il termine extrasistoli si indicano delle aritmie del cuore, ovvero delle anomalie del battito, caratterizzate da sistoli che compaiono prematuramente o che originano in una sede diversa dal nodo seno atriale.

Il cuore è un muscolo involontario il cui compito è quello di pompare il sangue affinché questo irrori in maniera corretta tutti i distretti corporei. La sua struttura può essere idealmente suddivisa in due sezioni, destra e sinistra. Ciascuna sezione è composta da due cavità, una superiore e l’altra inferiore, chiamate rispettivamente atri e ventricoli. Il flusso sanguigno è assicurato da fasi di contrazione (sistole) e di distensione (diastole) dell’organo.

In condizioni normali, lo stimolo per la contrazione cardiaca – dunque la sistole – nasce in un punto dell’atrio destro noto come nodo seno atriale. Gli stimoli elettrici si diffondono poi in tutte le regioni del cuore attraverso un delicato sistema di conduzione. Se è vero che il muscolo può generare in autonomia gli stimoli per la contrazione, è bene anche ricordare che necessita dell’intervento del sistema nervoso simpatico e parasimpatico per variare le stimolazioni contrattili. Il sistema nervoso simpatico fa accelerare i battiti, al contrario il sistema nervoso parasimpatico li fa rallentare.

Le extrasistoli sono le forme più comuni di aritmia cardiaca e, seppur fastidiose, nei soggetti sani non sono pericolose.

Scopriamo le tipologie, cause e sintomi.

Esistono differenti tipologie di extrasistoli che si classificano in base alla sede di insorgenza dell’anomalia del battito:

  • Ventricolari: sono le più frequenti in assoluto e nella maggior parte dei casi sono benigne. Nascono in un punto qualsiasi dei ventricoli. All’aritmia segue una breve pausa dell’eccitabilità del cuore. Ecco perché chi la sperimenta prova la classica sensazione di perdita del battito;
  • Atriali: dopo le ventricolari, sono le più diffuse. In questo caso l’impulso di contrazione origina in un qualsiasi punto degli atri;

Giunzionali atrioventricolari: sono meno comuni. L’impulso si genera in prossimità del nodo atrioventricolare e può propagarsi sia verso gli atri che verso i ventricoli in maniera disordinata

  • Sinusali: sono molto rare. L’impulso si crea in un una zona del nodo seno atriale un po’ diversa rispetto a quella classica.

Le cause delle extrasistoli

In individui sani le extrasistoli sono episodi fisiologici e benigni che non segnalano problematiche cardiache sottostanti. Tra le cause più frequenti della loro comparsa figurano gli stati di stress prolungato e di affaticamento fisico/psichico, il fumo di sigaretta, l’assunzione di farmaci ansiolitici, l’abuso di alcol e di caffeina. Ancora, le stimolazioni provenienti dagli organi addominali vagali o simpatiche e la gravidanza. In particolare, durante la gestazione i fenomeni aritmici non sono affatto rari ma, nella maggior parte dei casi, terminano subito dopo il parto.

Le anomalie del battito sono invece da monitorare attentamente nei pazienti cardiopatici perché possono sfociare in complicanze anche serie, come la fibrillazione atriale e ventricolare. A destare maggiori preoccupazioni sono le seguenti cardiopatie: insufficienza cardiaca, infarto del miocardio, valvulopatie e ipertrofia ventricolare. Infine è bene ricordare che le extrasistoli possono altresì la conseguenza di patologie non riguardanti il cuore, ad esempio il reflusso gastroesofageo, l’ipertiroidismo e gli squilibri degli elettroliti.

Sintomi e diagnosi delle extrasistoli

Le extrasistoli talvolta sono talmente lievi da non essere percepite. Fanno eccezione quelle a salve, che danno la sensazione di un battito più intenso o addirittura mancante. Questa tipologia è accompagnata, ma non sempre, da una sintomatologia particolare che può essere più o meno intensa. Il soggetto può quindi sperimentare cardiopalmo, un senso di fastidio al petto simile ad un frullio di ali, agitazione, nausea, pallore, vertigini. Più raro, invece, lo svenimento preceduto da malessere e debolezza intensa.

La diagnosi delle extrasistoli avviene mediante una visita cardiologica. Lo specialista in un primo momento fa un’anamnesi molto accurata, ovvero raccoglie molteplici informazioni, tra cui la modalità di insorgenza e la frequenza delle aritmie. Alla misurazione diretta del polso arterioso e all’auscultazione del petto con lo stetoscopio, seguono indagini più approfondite consistenti in due esami strumentali: l’elettrocardiogramma (ECG) e l’elettrocardiogramma dinamico secondo Holter. Con quest’ultimo il monitoraggio dell’attività elettrica del cuore si protrae per 24-48 ore.

Il trattamento delle extrasistoli

Il trattamento delle extrasistoli varia a seconda delle cause che le scatenano. Nei pazienti sani in cui, come già detto, le aritmie sono benigne, basterà adottare alcuni semplici accorgimenti. In primis smettere di fumare, poi ridurre il consumo di alcol e di bevande contenenti caffeina. Un altro passo importante è la gestione dello stress mediante percorsi psicoterapeutici, sedute di yoga o di meditazione.

L’approccio è ovviamente differente nel momento in cui le anomalie del battito sono espressione di patologie cardiache. In questi casi, a seconda dell’entità del disturbo, si può optare per una cura farmacologica o chirurgica. Tre sono i medicinali maggiormente impiegati: antiaritmici, calcio-antagonisti e beta-bloccanti. Per risolvere definitivamente la problematica si può ricorrere a un intervento noto come ablazione a radiofrequenza transcatetere. Un catetere viene condotto fino al cuore e, infondendo una scarica a radiofrequenza, colpisce e distrugge l’area dove si genera l’impulso.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Carrello