La composizione del tessuto adiposo intorno al cuore aiuta a capire chi corre i maggiori pericoli. Lipidi “cattivi” e infiammazione sono nemici della circolazione. Speranze per la prevenzione su misura.
Abbiamo ormai imparato che la misura del girovita può diventare un importante parametro di rischio per lo sviluppo di diabete, infarto e malattie cardiovascolari. Tanto che si parla di cardiobesità. Si prende un semplice metro da sarto, si disegna l’ellisse che fa misurare la pancetta ed in qualche modo, parametrando l’adiposità addominale all’altezza, si può definire chi corre i maggiori pericoli. Ebbene, in futuro forse a questa semplice misura rilevabile in ambulatorio gli specialisti cardiologi potrebbero aggiungere un parametro di grande utilità per definire il benessere di cuore ed arterie ed il rischio di infarto, aritmie e insufficienza cardiaca. Si chiama misurazione del grasso intorno al cuore. In pratica, quindi, una sorta di “girocuore”, valutabile con la Risonanza Magnetica (RM). Stanno lavorando a questa soluzione non invasiva, già provata anche sull’uomo con risultati incoraggianti, diversi team di ricerca. Uno di questi è coordinato da Frederick H. Epstein, del Dipartimento di Ingegneria biomedica dell’Università della Virginia. Gli studiosi americani, tra cui John T. Echols, Shuo Wang, Amit Patel, hanno pubblicato i risultati dei loro studi sulla rivista scientifica Magnetic Resonance in Medicine.
Quando potrà essere utile l’esame.
Il cuore umano è circondato da una sorta di sottile (almeno questo sarebbe auspicabile) rivestimento di grasso. Si chiama tessuto adiposo epicardico. Attenzione. Non si tratta di una cosa negativa, visto che questo tessuto gioca un ruolo difensivo per il benessere cardiaco e la funzione del cuore. Il problema è se quantità e qualità di questa protezione aumentano troppo. Se le dimensioni di questa sorta di “cotenna” sul cuore diventano eccessive e soprattutto si modificano la componente lipidica all’interno del tessuto e di conseguenza la tendenza a determinare fenomeni infiammatori, ecco che il tessuto adiposo epicardico può diventare un nemico per la fitness cardiovascolare. A rischio, in questo senso, sarebbero soprattutto i soggetti con obesità, che soffre di diabete o ipertensione, chi fuma, chi segue un’alimentazione non propriamente sana per il cuore. In questi soggetti, analizzare le caratteristiche della qualità e della composizione del grasso sopra il cuore potrebbe diventare di grande importanza. Il risultato può essere ottenuto grazie alla risonanza magnetica, come stanno facendo gli studiosi. In particolare analizzando le quantità di acidi grassi saturi, acidi grassi monoinsaturi e acidi grassi polinsaturi nel tessuto adiposo epicardico, si potrebbe avere una definizione del rischio del singolo. E quindi agire di conseguenza, con una prevenzione davvero su misura.
Cosa dice il test e che sviluppi potrebbe avere
Misurare virtualmente il “girocuore” non è certo semplice. Basti pensare alla complessità legate al continuo movimento (causa battito e respirazione) di cuore e polmoni. Gli studiosi, come riporta una nota per la stampa dell’ateneo americano, sono comunque riusciti ad ottenere le immagini del tessuto che circonda il cuore, arrivando addirittura a estrarre la “composizione” unica dei grassi saturi del grasso epicardico attraverso metodi computazionali avanzati. L’indagine ha già superato la fase pionieristica ed è stata testata sia in laboratorio che su un numero limitato di pazienti, mostrando un eccesso di grassi saturi proprio nei soggetti che si ipotizzavano a maggior rischio, come le persone obese o già colpite da infarto. Insomma. c’è la possibilità di sapere come è fatto il grasso che si accumula intorno al cuore. In futuro, forse, oltre ad aiutarci a concentrare la prevenzione sui chi è a maggior rischio questo parametro di imaging, potrebbe anche disegnare un potenziale target per le cure. Come dice il cardiologo Amit R. Patel, “speriamo di dimostrare che possiamo convertire il grasso malsano che circonda il cuore in un tipo di grasso più sano con dieta ed esercizio fisico o utiizzando farmaci. Crediamo che così facendo saremo in grado di ridurre alcune delle complicazioni associate alle malattie cardiache”.
Il peso dell’obesità
Esisterebbe, va detto, una sorta di “gioco di specchi” che in qualche modo lega la presenza di grasso in eccesso (e di qualità non auspicabile) sopra il cuore e il tessuto adiposo intraddominale. Tanto che i soggetti obesi presentano un rischio di fibrillazione atriale di quasi il 50% più alto rispetto agli individui normopeso, del 64% di andare incontro a infarto e ictus e del 30% di sviluppare scompenso cardiaco. Insomma. esiste una vera e propria cardiobesità, termine che sottolinea “lo stretto e pericoloso legame tra eccesso ponderale ed eventi cardiovascolari – ha recentemente segnalato Pasquale Perrone Filardi, presidente della Società Italiana di Cardiologia (SIC) e direttore della scuola di specializzazione in malattie dell’apparato cardiovascolare dell’Università Federico II di Napoli. L’eccesso adiposo, infatti, non solo potenzia i fattori di rischio tradizionali come pressione alta, colesterolo, trigliceridi e diabete di tipo 2, ma comporta anche un incremento dell’infiammazione generale e del grasso viscerale con l’irrigidimento delle arterie (aterosclerosi) che possono aumentare il rischio di coaguli di sangue e causare ictus”.

