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Cardiologi: Il 2023 sarà un “anno di svolta per la cura del cuore

E’ la fotografia dell’immediato futuro della cardiologia messa a fuoco dalla Società italiana di cardiologia (Sic), riunita a Roma, il 18 dicembre, per l’83esima edizione del congresso nazionale.

Il 2023 sarà un “anno di svolta per la cura del cuore”, con un più efficace controllo del “colesterolo cattivo e dello scompenso cardiaco, grazie a nuovi farmaci sempre più efficaci e ben tollerati”. Ma novità positive ci sono anche per la diagnosi, gli interventi e la prevenzione cardiovascolare, innovazioni che “aprono la strada ad una svolta nella cardiologia nei prossimi 10 anni”. 


Per quanto riguarda l’ipercolesterolemia “la ricerca clinica su nuove terapie – spiega Ciro Indolfi, presidente Sic – negli ultimi anni ha subito un’accelerazione e oggi, accanto alle statine, che restano pietra angolare della terapia, sono ormai diffusi e utilizzati nei pazienti ad alto rischio gli inibitori di PCSK9, proteina che controlla il numero dei recettori per il colesterolo sulla superficie delle cellule epatiche.
Ma il 2023 sarà l’anno dell’inclisiran un farmaco innovativo, da ottobre scorso rimborsabile dall’Ssn, che sta entrando nella pratica clinica. Il nuovo farmaco a Rna interferente è capace di ridurre del 50% il colesterolo Ldl, senza nessuno effetto collaterale su reni e fegato, con due sole iniezioni sottocutanee l’anno“.

“Un altro passo in avanti per migliorare il controllo del colesterolo è l’acido bempedoico, disponibile fra pochi mesi anche in Italia, che interviene sulla biosintesi del colesterolo con un meccanismo d’azione analogo a quello delle statine”, aggiunge Pasquale Perrone Filardi, presidente eletto Sic. “Studi clinici recenti hanno dimostrato l’efficacia nel ridurre di circa il 20% il livello di colesterolo ma senza dolori muscolari, principale effetto collaterale delle statine in associazione con l’ezetimibe, l’acido bempedoico riduce l’Ldl del 38%”.

Indolfi e Perrone Filardi sottolineano che “la riduzione dei livelli di colesterolo è un importante obiettivo di salute pubblica e in 10 anni arriverà a salvare migliaia di vite stroncate ogni anno per infarto e ictus da colesterolo cattivo”.


Per quanto riguarda lo scompenso cardiaco, che colpisce 15 milioni di persone in Europa e oltre 1 milione in Italia, spiega Gianfranco Sinagra, ordinario di cardiologia all’Università di Trieste, “la terapia si è rafforzata da poco meno di un anno con una nuova classe di farmaci, le glifozine, nate come antidiabetici che hanno mostrato un’efficacia straordinaria in tutti i pazienti con insufficienza cardiaca anche se non diabetici e indipendentemente dalla gravità della malattia e che hanno trovato conferma nelle più recenti linee guida. 

Nel futuro la prognosi dell’insufficienza cardiaca sarà molto migliorata e si potranno evitare fino a 40mila decessi l’anno, perché oggi disponiamo di un ‘poker d’assi’ di farmaci, betabloccanti, sacubritil/valsartan, antagonisti dell’aldosterone e glifozine, la cui piena implementazione potrà ridurre fino al 65% la mortalità e i ricoveri rispetto al 15% delle terapie convenzionali”.


Un altro capitolo è quello delle malattie valvolari. “Oggi assistiamo a un crescente successo dell’approccio percutaneo mini-invasivo, una procedura già ampiamente utilizzata per la valvola aortica e che nel tempo si è estesa alla valvola mitrale e ora alla tricuspide”, afferma Indolfi . “Quindi a distanza di esattamente 20 anni da quando la Tavi (Impianto valvolare aortico transcatetere) è stata per la prima volta utilizzata in Italia per riparare la valvola aortica, un intervento ‘soft’ simile è ora destinato a diventare il gold standard per i pazienti con insufficienza della valvola tricuspide“. Si tratta di una patologia che si stima colpisca in maniera rilevante circa il 2% delle persone sopra i 70 anni. Per questi pazienti una terapia medica non esiste e la chirurgia a cuore aperto è una procedura ad alto rischio con il risultato che molte persone non vengono trattate. Il nuovo intervento di riparazione della tricuspide consiste nell’impianto di un dispositivo medico simile a una clip che, posizionata in maniera mininvasiva dalla vena femorale di una gamba, ripara i lembi della valvola”.

Questa soluzione impiantabile di ultima generazione permette ai cardiologi interventisti di riparare in modo sicuro ed efficace la valvola tricuspide, evitando ai pazienti le complicanze di questa patologia, come la fibrillazione atriale e l’insufficienza cardiaca che impattano drammaticamente sull’aspettativa e sulla qualità di vita.

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